Sìsì, lo so di essere in ritardo, ma finalmente – forse – Neon Genesis Evanglion (il manga) riesce ad arrivare alla fine entro la fine dell’anno.
Senza avere interruzioni che durano tipo 2 anni.
E per chi non lo conosce, wikipediatevi.
Sìsì, lo so di essere in ritardo, ma finalmente – forse – Neon Genesis Evanglion (il manga) riesce ad arrivare alla fine entro la fine dell’anno.
Senza avere interruzioni che durano tipo 2 anni.
E per chi non lo conosce, wikipediatevi.
In questo periodo mi sono messo a fare un sondaggio all’interno della classe. L’argomento era lo scontro israelo-palestinese. Come si può ben intuire, loro, non ci sono abituati a trattare questi temi e anche davanti ad una domanda semplicissima (”Sei per gli Israeliani o per i palestinesi?”) si sono trovati in relativa difficoltà. I numeri parlano chiaro: 6 persone hanno dato una risposta – quasi – sicura, 3 da una parte e 3 dall’altra; i rimanenti 16 non hanno risposto. In realtà parlare di “non risposta” potrebbe essere riduttivo, infatti tra quelle persone ce n’erano alcune che, per evitare di prender posizione, si sono limitate a parlare di “pace” e di accordi immaginari. Nessuno di loro ha però proposto soluzioni, anche sotto esplicito invito.
Bene, parliamo di pace, l’eterno valore di giustizia. Subito quelli che vogliono esser visti come equilibrati (ciò non significa che non lo siano) l’hanno invocata. Ma, come si fa a parlare di pace in quelle situazioni? I terroristi – almeno secondo praticamente tutta l’Europa e gli States, tanto per citarne alcuni che ritengono Hamas un’organizzazione terroristica – fanno pace? Da quando? Da mai.
Anche potendo parlare di pace, ci si trova comunque davanti ad altri problemi: la religione, la patria, la fermezza ed il diritto internazionale (tutte cose in cui loro stessi credono) e nessuno che parla di pace riesce a trovare una soluzione ad almeno uno di questi problemi.
Prendere una parte non significa essere contro la pace. Ci sono una serie di motivazioni per gli uni e per gli altri, qualcuno appoggia i primi, qualcuno i secondi. Te per chi sei?
Tutti gli altri, dei sedici, si sono limitati ad un “non ho la minima idea di cosa stia succedendo” o ” ho informazioni troppo parziali per poter dare un giudizio”. E credo siano queste le risposte più sincere.
Capisco che la situazione non è facile da capire, ma se si pretende di dare un giudizio solo sulla base di servizi al limite del pietoso delle televisioni (inter)nazionali, è logico che il giudizio sia relativo e contaminato. Dietro tutto questo c’è una storia, che si definisce lunga per giustificarsi, conoscerla è il minimo per poter azzardare un commento.
Eh sì, bisognerebbe trovare delle testate nucleari nella striscia di Gaza per risolvere la situazione.
Questo prodotto è offerto con la collaborazione di: Zanze.
Come dovreste ben sapere sono un liceale. Come ogni liceale faccio parte anch’io di una classe, una classe molto particolare. Non ci manca l’unità ed ogni sabato sera la classe si ritrova per uscite tutti insieme appassionatamente. Come in ogni comunità anche da noi è venuto fuori un piccolo leader (so che questo ti lusingherà) e quello controlla ed organizza un po’ tutto(i).
Io non mi ci vedo molto in questa unità di classe e in più non sono molto “socievole” – chiamami pure nerd – quindi solitamente evito di uscire con tutti i compagnoni, semplicemente perché non ho l’indole. Ma anche se avessi uno spirito mondano mi ritroverei comunque nella stessa situazione. Infatti in quanto adolescente, il mio compagno di classe tipo ama la discoteca, il divertimento spicciolo e la compagnia fine a questo. Distante anche da queste prospettive mi ritrovo ad essere considerato un pochino fuori dalla società, fuori da quella cerchia, quella comunità, che di solito viene chiamata classe.
Per il semplice fatto che ci siamo ritrovati nella stessa classe, dovrebbe essersi creato tra di noi un rapporto di “rispetto” totale reciproco, un contratto sociale occulto, firmato da ogni membro. Il che implica una visione della “comunità” – qui lo posso dire: “della massa” - basata sul:
“Fai quello che fanno tutti perché questo è giusto, se non lo trovi giusto, adattati perché questo è corretto.”
La necessità che molti provano di stare in compagnia viene quindi “sfruttata” per popolare di tanti piccoli ignavi i party. In tanti approvano questo modo di fare, perché gradiscono il tipo di festa che viene organizzata e quindi, facenti parte della maggioranza, non hanno alcun problema. Però, quando si viene a creare una minoranza all’interno del gruppo, questa viene malvista, per la semplice regola:
“Eh, ma se dobbiamo essere in pochi a fare qualcosa allora vado con la maggioranza.”
La compagnia è di fatto la base del meccanismo. Ciò porta ad una limitazione del singolo, in favore di un più vasto bene “comune”; di uno stare insieme che diventa un imperativo categorico, inevitabile conseguenza dell’accordo implicito.
Dopo anni e anni io sono libero da questo vincolo, senza essere considerato eremita o chissà cosa. Pur non approvando tutt’ora questo modello, non ho problemi ad inserirmi e a stabilire rapporti interpersonali.
Il rispetto diventa piegarsi alla maggioranza, per il gruppo.
L’adattarsi, l’annullarsi come individuo, diventa una virtù, per il gruppo.
Trattare male chi non si ritrova nei soliti schemi diventa una buona azione, per il gruppo.
Fattostà che questo gruppo è intollerante e questo non mi sta bene.
Allego una lettera aperta ad un mio compagno di classe:
Tutti hanno avuto un compagno di scuola un pochetto scemo, lento, poco dotato, no? Qui il caso è eccezionale però, questo si ritiene una persona intelligente. Fin quando uno scemo fa lo scemo, è tutto apposto, si comporta come dovrebbe. Ma quando uno scemo tenta di fare il furbo, dal “normale” si passa al “ridicolo” e si rischia di rovinare una reputazione a vita. Si sa che solitamente le persone credono che per essere intelligenti è necessario usare parole intelligenti, quindi i più utilizzano cose come “riguardo” al posto di “approposito” o “su”, oppure “odierna” al posto di “moderna” o “di oggi” come se il primo termine fosse più elevato rispetto ai successivi. Fin quando uno cerca di dare un po’ di variabilità al linguaggio, non c’è nulla di male, ma, come ho detto prima, il normale sfocia nel ridicolo se si ha uno scemo davanti, quando?
Quando, per ostantere il proprio finto-intelletto, il tale utilizza ossessivamente il termine da lui ritenuto intelligente, non per un vantaggio pratico (quale può essere evitare una ripetizione), ma per puro sfoggio. Come dire “Io conosco quella parola, sono meglio di te! AH-AH”. Ecco, questa è una brutta visione del linguaggio. L’intelligenza si vede sempre dal concetto e non da come è detto.
Infatti si è visto come è terminato il discorso sulla società odiena:
Oh, ma nei paesi arabi, che sono più indietro di noi, si possono avere più mogli eh. Non me lo sto inventando!
Assurdamente, ma per sfortuna seriamente, ridicolo.
Questo post sta nella categoria critiche, ma non lo è. Caro, se stai leggendo, te non sei criticabile, sei solo peggiorabile.
Caduto l’impero romano d’Occidente (476), entrato in Ravenna, dopo un assedio durato tre anni, il re dei goti, Teodorico (493), l’eresia ariana, già combattuta e condannata, ha piena libertà di culto perché professata dallo stesso sovrano.
Dio che troiaio ._.
Un troiaio incisivo
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