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De-apologia di un demente (anatema contro l’ignoranza)

Tutti hanno avuto un compagno di scuola un pochetto scemo, lento,  poco dotato, no? Qui il caso è eccezionale però, questo si ritiene una persona intelligente. Fin quando uno scemo fa lo scemo, è tutto apposto, si comporta come dovrebbe. Ma quando uno scemo tenta di fare il furbo, dal “normale” si passa al “ridicolo” e si rischia di rovinare una reputazione a vita. Si sa che solitamente le persone credono che per essere intelligenti è necessario usare parole intelligenti, quindi i più utilizzano cose come “riguardo” al posto di “approposito” o “su”, oppure “odierna” al posto di “moderna” o “di oggi” come se il primo termine fosse più elevato rispetto ai successivi. Fin quando uno cerca di dare un po’ di variabilità al linguaggio, non c’è nulla di male, ma, come ho detto prima, il normale sfocia nel ridicolo se si ha uno scemo davanti, quando?

Quando, per ostantere il proprio finto-intelletto, il tale utilizza ossessivamente il termine da lui ritenuto intelligente, non per un vantaggio pratico (quale può essere evitare una ripetizione), ma per puro sfoggio. Come dire “Io conosco quella parola, sono meglio di te! AH-AH”. Ecco, questa è una brutta visione del linguaggio. L’intelligenza si vede sempre dal concetto e non da come è detto.

Infatti si è visto come è terminato il discorso sulla società odiena:

Oh, ma nei paesi arabi, che sono più indietro di noi, si possono avere più mogli eh. Non me lo sto inventando!

Assurdamente, ma per sfortuna seriamente, ridicolo.

Questo post sta nella categoria critiche, ma non lo è. Caro, se stai leggendo, te non sei criticabile, sei solo peggiorabile.

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